January 14 2009

Lo leggo sul Leggo

Sembra che la gente si stia convincendo che l’informazione in Italia non funziona bene. Insomma, a molti non va giù che Lucignolo sia uno speciale di approfondimento del telegiornale. Le visite a blog con velleità giornalistiche come quelli di Travaglio o (perdonatemi) Grillo sono in costante aumento. Parlo con la gente in università e l’opinione generale è: “I telegiornali ormai sparano solo cazzate”. Poco elegante, ma sostanzialmente corretto.

Informarsi seriamente è però troppo faticoso. Siamo abituati alle notizie pronte: tre minuti in mincroonde e il problema è risolto. Ma come sempre c’è chi ci viene in aiuto: i giornali gratuiti. Li leggono tutti, li trovi sui mezzi pubblici, sulle panchine al parco, davanti a scuola, in stazione. Hanno invaso massivamente le città (in effetti, viene da domandarsi quanto mai possa rendere la pubblicità che dovrebbe, in teoria, essere la loro unica entrata. Ma non saranno mica finanziati da qualcuno, néh?). Così tutti si ritrovano, per noia o per interesse, a leggerli. Il livello medio delle notizie è, ovviamente, molto basso, senza contare l’italiano da saggio breve del liceo. La gente finisce per assuefarsi al fatto che in prima pagina ci sia l’ultima vincita al superenalotto invece del disastro climatico in Sardegna, o l’ultimo Veri Important Gossip al posto delle proteste studentesche. Certo, lo sappiamo tutti che non sono giornali seri, che non vanno presi sul serio. Non siamo mica così fessi da farci fregare, eh? Ma lentamente certi concetti suggeriti tra le righe finiscono per essere accettati. Nulla di strano, dunque, se metà degli ultimi sondaggi erano sullo sport, la televisione o in generale qualunque argomento assolutamente privo di ogni rilevanza dal punto di vista informativo, e se i pochi che riguardavano le scelte del governo hanno avuto dei risultati vagamente improbabili. Venendo sommersi da valanghe di notizie assurde diventa difficile distinguere tra qelle di pura invenzione e quelle oculatamente distorte.
Può non sembrare, ma in molti non riescono a leggere notizie simili criticamente come gli piace credere; finiscono per lasciarsi influenzare, e senza rendersene conto.. oplà! Non rimane nessuno con un minimo di capacità di analisi critica.

Se oggi siete riusciti a risolvere il cruciverba livello “scuole medie”, potete anche ritenervi soddisfatti e accantonare la questione notizie, no? Tanto non c’è mai niente di davvero importante, altrimenti lo direbbero al MCS. E poi comunque a cosa vuoi che serva? Tanto la vita è come una scatola di supposte: sai esattamente quello che ti capita.

Quasi quasi è meglio guardare il Tg4: almeno come programma di Varietà non è tanto male.

By Cencio | In Webdecadence | Tags: , |

November 26 2008

Bimbominkia Translator beta

Nell’era della connessione globale, essere in grado di comunicare con chi popola la rete è ormai una priorità. Le lingue straniere non sono più un ostacolo, grazie all’abbondante numero di traduttori e dizionari liberamente disponibili ai navigatori della rete. Tuttavia, ancora spesso capita di non essere in grado di farsi capire da certi gruppi che utilizzano linguaggi triviali. Ma da oggi, tutto questo non sarà più un problema!

- Ti sei reso conto che capisci meglio i siti in farsi che i blog di Netlog?

- L’ultima volta che hai chattato con un liceale non sei stato in grado di distinguere le parole dagli errori di battitura?

- Hai cercato di comunicare il tuo sconcerto per i contenuti del MySpace dei Dari, ma nessuno è stato in grado di comprendere il tuo tagliente sarcasmo?

Allora ecco quello che fa per te: BIMBOMINKIA TRANSLATOR beta!

Con BIMBOMINKIA TRANSLATOR beta sarai finalmente in grado di tradurre le tue frasi in italiano in un linguaggio familiare all’ormai florida fauna di bimbi e bimbe minkia che popolano internet. Le abbreviazioni non avranno più segreti per te, e i tuoi commenti avranno così poche vocali da sembrare codici fiscali! Non aspettare, provalo subito:

Documento senza titolo

Bimbominkia Translator beta

Internet Explorer compatibile!

Se avete difficoltà a comunicare, o anche se semplicemente vi sentite incuriositi dalle nuove forme di linguaggio, adesso avete un potente strumento che vi permetterà di entrare nel misterioso mondo del minkiaspeaking. Basta con le rughe causate dal continuo corrugare la fronte nel (vano) tentativo di farsi capire da un mondo a te estraneo! Non farti sfuggire questa occasione, e di a tutti i tuoi amici che:

Bimbominkia translator beta


Come mi aveva preannunciato, per il mio compleanno Oneiros mi ha molto gentilmente offerto una forma di collaborazione per questo blog, fornendomi un accesso da admin aggiuntivo. E in cambio, io offro a lui e a voi il presente programma; spero che vi piaccia. Si tratta di una versione non ancora perfezionata, quindi spero perdonerete eventuali problemi e vi invito anzi a mandare qualunque suggerimento sulla sua ottimizzazione a bimbominkia.translator@gmail.com

By Cencio | In Controcultura | Tags: , , , , , |

November 17 2008

Hai fame? Vai da McDonald’s

By Oneiros | In Videoteca | Tags: , , , |

November 11 2008

Vaffanculo Chuck Palahniuk

Ormai sono a quota quattro. Quattro libri di Chuck Palahniuk che ho letto e considerato uno spreco di carta e nozioni mediche. Perché continui a leggerlo, mi chiederete. Giusto. Me lo sono chiesto anch’io mentre scrostavo le pareti del forno con Soffocare, e sono giunto alla conclusione che sto cercando un libro di Chuck Palahniuk in cui tutti i personaggi non siano Chuck Palahniuk. Non intendo dire che l’autore mette un po’ di sé in ogni personaggio, intendo proprio che tutti i suoi personaggi sono lo stesso personaggio, cioè Chuck Palahniuk.

Anche il processo creativo è sempre lo stesso: Palahniuk frequenta un gruppo di terapia a caso, ci racconta sopra una storiella piena di considerazioni primitiviste sulla società1 e frasi da profilo di Splinder tenendo un prontuario farmaceutico aperto sulla scrivania. “Ciao, mi chiamo Chuck, parlo di pompini più di Camila Raznovich e reitero formule testuali finché il lettore non è tentato di lanciare il mio libro dalla finestra”.

La verità è che non lo sopporto perché da buone idee tira fuori libretti insulsi e pretenziosi. Non fraintendete, Fight Club mi è piaciuto molto, è un peccato che lui ne abbia tratto un libro anni prima. Ma Invisible Monsters, ecco. Il concetto di colpo di scena di questo libro è: quest’uomo ha le tette.

Trama: una modella di terz’ordine è stanca di essere bella e si sfigura staccandosi la mandibola2 con un colpo di pistola. Che si sia sfigurata da sola dovreste scoprirlo a fine libro, ma se non siete lettori abituali di Libero lo arguite in breve tempo dal fatto che la sua reazione emotiva riguardo all’accaduto è un gradino sotto a “ho rotto un tacco”. Sono l’unico a cui tutto ciò ricorda un tizio che decide di distruggere la propria vita e poter così fuggire dalle convenzioni della società moderna dando fuoco al suo appartamento?

La ex modella dunque decide di fare il tour delle infezioni d’America girando per gli stati con il cavo orale in libertà. I suoi compagni di viaggio sono il fratello transessuale creduto morto e ritrovato in ospedale e l’ex fidanzato ex poliziotto (Squadra Speciale Adescamento Pervertiti in Piscina con Speedo Bianchi. No, non è una battuta) in preda ad alterazioni ormonali causate dai medicinali di cui viene imbottito di nascosto dalla protagonista. Il motivo? Che domanda ingenua. Il solito ti amo quindi devo distruggerti che nessuno ha mai capito ma che ci sta sempre bene.

Ah, anche la storia del fratello transessuale dovrebbe essere un colpo di scena, ma solo se avete per sbaglio saltato la riga “avevo un fratello gay, credo che sia morto di AIDS ma non ne sono sicura” venti capitoli prima.

L’allegro trio si guadagna da vivere rivendendo medicinali rubati nelle open houses di ricchi cliché. L’ultima di queste case è quella di Evie, ex collega della protagonista, ex amante del suo ex fidanzato e, chi l’avrebbe mai detto?, ex uomo.

Il finale comprende uno scontro a fuoco tra transessuali, un uomo con la quarta di reggiseno e Oscar Wilde che cavalca un unicorno dorato su un arcobaleno di psicofarmaci.


  1. Che poi i ragazzini e gli utenti di aNobii ci credono davvero []
  2. Chiamata dal traduttore per tutto il libro “mascella”, ma sorvoliamo []

By Oneiros | In Recensioni | Tags: , , |

October 24 2008

I did it for teh lulz

I

n questi tempi bui di guerra e intolleranza, sarebbe bello se la gente smettesse di guardare agli altri come al “nemico” e cominciasse a comunicare.
Pensate, se nel 1945 i giapponesi avessero detto agli americani “aspettate, tra poco più di sessant’anni la vostra tecnologia e la nostra cultura millenaria daranno vita ad un luogo fatato dove i nerd di tutto il mondo potranno esprimersi senza la paura di venire presi a pugni e scambiarsi il peggio del porno fetish concepito dalla mente umana”, la sorte di Hiroshima e Nagasaki sarebbe stata diversa.

Nel 2001 infatti sarebbe nato il Futaba Channel, una imageboard1 fondata da e riservata ai soli utenti giapponesi, dove questi potevano comunicare e mantenere vive le proprie tradizioni, tipo il tentacle rape. Un weeaboo americano, deluso dall’essere stato escluso da una così viva comunità, nel 2003 fondò 4chan, la risposta anglosassone ad una domanda che non era mai stata posta.

4chan è un po’ come la vita: non ha senso, ma dopo un po’ che ci stai dentro fai finta che ce l’abbia. Presenta molte sezioni, dedicate ai più svariati argomenti, che potrebbero benissimo non esistere. La più rilevante e frequentata è infatti la sezione /b/ (random), dove gli utenti possono postare in pseudoanarchia messaggi e immagini. /b/ è, per sua stessa ammissione, un incredibile concentrato di cattiveria e stupidità, un’esperienza simile a guardare uno snuff movie ascoltando lo Zoo di 105.
4chan possiede un linguaggio proprio, un derivato piuttosto complesso dell’american english ed è permeato di un senso dell’umorismo difficilmente comprensibile ai nuovi arrivati. La maggior parte dei jokes si basa sui meme, delle formule testuali o immagini di per sé insulse che ricorrono ossessivamente. Un po’ come gli idioti che passano tutta la sera a raccontarsi a vicenda le gag di Pino La Lavatrice. Tra questi meme alcuni hanno avuto successo anche fuori dal sito d’origine, come ad esempio i lolcats, i demotivators, il rickrolling e Chocolate Rain. Gli utenti di 4chan postano in maniera anonima e fanno riferimento a se stessi come ad “Anonymous” - un’unità senza volto che basa i suoi ideali di libertà sui blockbuster  hollywoodiani - come se questo bastasse ad evitare di venire arrestati dall’FBI per le loro imprese (v. sotto).

Altri *chan (channel) fondati nel corso del tempo da individui che ritenevano /b/ troppo cerebrale sono specializzati nello scambio di materiale hentai2 e dei suoi sottogeneri undeground - shotacon e lolicon3, guro4, futanari5, kemonomimi6 etc.

In Italia la conoscenza dei *chan è piuttosto scarsa, e data la padronanza media della lingua inglese da parte della popolazione la situazione potrebbe rimanere invariata per molto tempo. Dal novembre 2007 tuttavia è attivo DioChan, *chan italiano dalle dimensioni ridotte, nonostante all’epoca dell’apertura si fosse spammato persino sul mio vecchio blog e qualche anon del Politecnico di Torino ne avesse scritto l’indirizzo sulla condensa di un finestrino del 10 (che si tratti della stessa persona?).

Purtroppo il crescente numero di operazioni piuttosto vistose da parte di alcuni utenti di 4chan (il Project Chanology, l’apparizione di una svastica nella pagina Hot Trends di Google e il più recente hack di un account email di Sarah Palin) hanno attirato l’attenzione di Repubblica, che come al suo solito ha trattato l’argomento in maniera retorica e superficiale con serietà e competenza.

4chan.org, il forum eversivo
Una sola regola “Vietato parlarne”

Titola l’articolo. Sbagliato, ovviamente. Il giornalista confonde il random con l’anarchia. Tutti i *chan hanno delle regole ben precise e moderatori sempre presenti. Board come 12chan, la cui sezione jailbait ha attirato nel tempo diversi pedofili sicuri di aver trovato un luogo adatto ai propri scambi è stato chiuso più volte. Anche /b/ è ovviamente regolato dalle leggi degli Stati Uniti, in caso contrario 4chan non sarebbe vissuta abbastanza perché Repubblica si accorgesse della sua esistenza.

Il sito accoglie una delle community più importanti e meno conosciute della rete

Solo in Italia (come se fosse una novità). Negli USA ne ha parlato persino Fox News (il Tg4 americano) un anno prima dell’interessamento di Repubblica.

Nato nel 2003 dall’idea del quindicenne Christopher “moot” Poole, e dalla carta di credito presa di nascosto alla madre, il sito doveva essere un forum per appassionati di fumetti e cartoni giapponesi. […] L’idea originaria dietro 4chan è stata presto scardinata: da sito di manga è diventato il luogo di ritrovo di una delle community più solide della rete.

No. Come detto sopra, moot creò semplicemente una versione anglosassone del Futaba Channel, che è sostanzialmente identico ma più piccolo.

[...] la sua parte più celebre è la sezione “Random”, ricettacolo di tutto quello che gli altri siti provano a debellare: offese razziali, pornografia, maschilismo, bestemmie e tanto altro ancora.

Quali altri siti? Forse famigliacristianapuntoit. Internet is for porn.

Un’anarchia vista come unica libertà e testimoniata dall’assenza di un archivio: tutto quello che si scrive e tutte le immagini postate dopo poche ore scompaiono, sommerse da quelle nuove.

Sbagliato. Esiste un sito apposito per archiviare i thread di 4chan, chiamato 4chanarchive. Google è tuo amico, specie se scrivi nella sezione Tecnologia.

Per inciso: lo stesso giorno, un redattore di Webmasterpoint copia sostanzialmente l’intero articolo di Repubblica, senza citarlo e senza controllare l’esattezza delle informazioni riportate, pensando candidamente che i giornalisti siano persone affidabili. Un sito sul webmastering che informa gli utenti delle novità di internet dopo averle lette su Repubblica, ci rendiamo conto.

I pochi altri che hanno scritto di 4chan in Italia condividono sostanzialmente la reazione è-questo-l’internet-in-cui-vogliamo-far-crescere-i-nostri-figli? che mi ricorda quelle suscitate da Rotten nell’era 1.0: spiazzati dal non aver trovato un sito con i bottoni in gradiente blu di Frontpage e foto di gattini buffi, in molti cominciarono a vedere internet come lo sfintere di Satana e a invocare la censura per tutto ciò che non comprendevano. Altri tacciarono di bigotteria i primi ed esultarono per come vedere una donna tagliata in tre parti dalle rotaie di un tram fosse liberatorio e cutting edge.

Le persone intelligenti invece si augurarono solo un fenomeno di autocombustione di massa da parte di entrambe le fazioni.


  1. Sito simile ad un forum ma basato prevalentemente sullo scambio di immagini []
  2. Manga pornografici, come se non lo sapeste []
  3. Rispettivamente bambini e bambine coinvolti in attività sessuali con adulti, tra di loro o in solo (genere implicitamente omosessuale, le versioni etero sono lo Straight Shota e lo Straight Loli). Il fatto che i bambini disegnati in stile manga somiglino più a degli alieni che a delle persone reali salva tutta questa gente dalla galera. []
  4. Tortura, freak, cannibalismo, morte. Più o meno come un servizio di Studio Aperto []
  5. Dickgirls, ragazze il cui clitoride si ingrossa fino a diventare un pene di dimensioni esagerate (alcuni direbbero “proporzionato agli occhi”). []
  6. Ragazze con orecchie e coda di gatto, o di qualche altro animale kawaii. Una versione primigenia del furry americano []

By Oneiros | In Webdecadence | Tags: , , , |

October 6 2008

Gli emo esistono

Riassunto delle puntate precedenti

È passato più di un anno da quando pubblicavo sul mio vecchio blog il mio post più famoso, quello che mi ha garantito, ancora più delle parole “professoressa porca” inserite nell’elenco dei tag, un notevole e costante afflusso giornaliero di visite anche nel periodo in cui ho smesso di scrivere. In tale post affermavo, dati alla mano, che gli emo non esistevano, che si trattava solo di un fenomeno di internet, una leggenda metropolitana. Insomma, chi cazzo aveva mai visto un vero emo?

All’epoca molte sopracciglia si alzarono e se ne andarono per l’indignazione, mentre i proprietari si domandavano cosa diavolo fosse un emo.

Aggiornamento

Ora, dopo numerose segnalazioni e testimonianze (compresa la mia), non posso fare altro che affermare il contrario: gli emo esistono. Ma non consideratela una smentita: all’epoca in effetti non esistevano.
Ciò che è capitato è un accadimento curioso, simile (ma più grave) a quello che secoli fa portò la Chiesa a creare le messe nere.

Facciamo un salto indietro fino ai primi secoli della storia cristiana, durante i quali i culti pagani continuavano a essere praticati, specialmente nelle campagne. La Chiesa, dopo aver tentato di soppiantarli con l’inganno, inglobandone e modificandone festività e rituali, ha pensato di distorcere il significato delle tradizionali invocazioni alle forze naturali, facendole passare per sacrileghe unioni demoniache. Queste due tendenze opposte ma parallele sono la manifestazione del conflitto tra la neonata religione e la società tardo-antica, la cui mitologia pagana era vista dai cristiani come una caotica ed ingannevole epifania infernale attraverso cui il male ha operato nel mondo. Qualunque cosa questo significhi.

In epoca recente alcuni giovinastri appassionati di cinema horror e gruppi metal hanno ripreso in mano i trattati di demonologia dell’epoca, hanno pensato “Osculatio ani ad un caprone, figo!” e hanno creato il genere bestiality. Altri hanno guardato un episodio di “Settimo cielo” su Italia 1 e per reazione sono diventati le Bestie di Satana.

Analogamente quello degli emo, fenomeno creato a tavolino dalla CIA e da MTV per motivi ancora ignoti (una, si sa, vuole manipolare le menti delle persone, controllarle e uccidere quelli che si oppongono a tutto ciò, ma la CIA cosa c’entra?), ha attirato a sé le menti deboli e le ha convertite.
Probabilmente qualche sedicenne convinto di essere l’unico detentore di depressione adolescenziale al mondo avrà letto di questa sottocultura fittizia e avrà pensato: “Sì! La mia vita fa schifo, e il miglior modo di passarla è macerarsi nell’autocommiserazione ed esprimere il mio malessere interiore indossando scarpe orrende!” e sarà uscito a comprare delle Vans.
Così, come il virus ebola, ma meno amabile, l’emosità si è diffusa, e gli emo sono ora un esercito pronto a rubare i colori dal mondo.

Nell’attesa alcuni, allo scopo di rinvigorire la tristezza che a volte viene fiaccata dalla soddisfazione di essere riusciti ad acconciare perfettamente i capelli, visitano i siti in cui altri adolescenti li deridono per non pensare al fatto che la loro vita faccia schifo, e tentano di difendersi fallendo clamorosamente.
Alcuni sono venuti a protestare anche dal sottoscritto (che peraltro non ha detto una parola contro di essi. Come potevo? All’epoca in cui ho scritto il post non esistevano). I poveretti evidentemente non conoscevano una delle regole fondamentali di internet: non puoi vincere in una discussione su di un blog con il suo proprietario. Questo perché:

  1. il proprietario ha sempre l’ultima parola. Prima o poi ti stancherai di commentarlo e lui metterà il punto, o verrai bannato, o i tuoi commenti saranno eliminati;
  2. i lettori abituali del blog e gli amici del proprietario con tutta probabilità gli daranno manforte, attaccando tutti insieme. Vedendoti assediato, comincerai a lanciare insulti senza motivo, perdendo tutta la tua eventuale credibilità;
  3. in questo caso il proprietario del blog ero io.

Ignorando tutto ciò, ed esprimendosi in una curiosa lingua deficitaria di vocali, hanno affermato:

ma k kazzate dite??
io sn emo e poi emo sta x emocotions ….
e io li amooo da morire e nn me li tokkate piu”’
CAPITO???

Cos’è un’emocotions? E soprattutto: perché te la prendi con persone che attaccano un fenomeno a cui tu dici appartenere ma che neanche conosci? Ti sarebbero bastati trenta secondi su Wikipedia, il sito con cui regolarmente fai i compiti a casa.

e poi k male c’è ad essere emo ??? meglio emo k tamarro .. ovviamente .. meglio emo k skater o truzzo del cazzo ..

Ecco, questo è il classico argomento della sottocultura sbeffeggiata che ammette di essere una merda, purché non la si ponga in cima alla classifica “100 modi in cui tuo figlio deve conciarsi per essere escluso dal testamento”.

[…] tutte cazzate1 secondo voi gli emo nn esistono.. io mi chiamo federica e sn una raga emo.. il mio raga è emo.. sapete xkè nn incontrate mai gli emo x la strada? xkè noi raga emo abbiamo dei posti tuti nostri, dove stare tutti insieme. di certo nn veniamo a calpestare il terreno sopra il quale passate voi.

Io li ho visti i posti “tuti nostri” degli emo di Torino: il McDonald di Piazza Castello. Si tratta di una corrente interna al movimento emo che ha sostituito il Crispy McBacon alle lamette. È in effetti un lento suicidio, ma ha il difetto che dopo un po’ non si riesce più ad entrare nei jeans attillati di Emily the Strange.

prima di giudicare, di alludere alle cose, pensate a quello ke dite.. nn siamo noi emo i diversi, siete voi.. gente malvaggia..

Altra convinzione post-romantica molto emo: l’essere soli, diversi, emarginati. Il solo fatto che se cerco la parola “emo” su myspace mi escono quattro milioni di profili dimostra solo quanto gli emo siano uguali ai punk, agli skater e agli hipster: sono dei poveri deficienti convinti di essere liberi pensatori fuori dai circuiti commerciali e per questo perseguitati. No, sono perseguitati perché se lo meritano e soprattutto perché è molto divertente.

Non importa che l’emo alle origini fosse un sottogenere del punk, perché tutto si evolve, e se adesso gli emo sono una manica di ragazzini idioti fintodepressi non ha neanche più senso dire “io sono emo perché ascolto la musica emo degli anni Ottanta“. Tradizionalmente quando un’istituzione viene corrotta la parte conservatrice tenta di riportarla alla situazione precedente, e se fallisce si separa e ne fonda una alternativa.
Ma comunque, a meno che non abbiate intenzione tra trent’anni di gestire un minuscolo negozio di dischi ascoltando tutto il giorno gli Embrace e i Rites of Spring continuando a ripetere “Iosonounveroemo, iosonounveroemo, iosonounveroemo” vi accorgerete di come tutto questo in fondo non abbia mai avuto importanza.

Non abbiatecela con me emo della terza ondata, voi siete superiori e lo sapete. Fregatevene di quello che vi dicono, chiudete questa pagina e tornate a fare qualcosa di incredibilmente originale e anticonformista, come scrivere poesie sulla Moleskine, disegnare teschietti sulle Converse o ascoltare Jared Virgin Leto, Gerard Reprise Way e Bill Maybelline New York Kaulitz.

By Oneiros | In Controcultura | Tags: , |